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ASPETTANDO CHE LA GIOIA TORNI
BUON NATALE
CHAPEAU BAS
CI SARA' GENTE
DI', QUANDO TORNERAI
DRUOT
LA BELLA ETA'
LA MIA PIU' BELLA HISTORIE D'AMOUR
LA SOLITUDINE
L'INSONNIA
NANTES
NE' BELLA NE' BUONA
OGNI VOLTA
TU NON TI RICORDERAI
ASPETTANDO CHE LA GIOIA TORNI
(Barbara-Benetti)
Aspettando che la gioia torni
e che il ricordo possa svanire
di questo amore e delle pene
che non finiscono di morire.
Prima di dirmi t’amo
e che anch’io lo possa dire
aspetta che la gioia torni
e che il sorriso possa fiorire.
Sono in balia del mio delirio
lasciami sola, il dolore è forte.
Lasciami sola, poi tornerò.
Lasciami sola, apri le porte.
Aspetto che la gioia torni
e che sia morta la nostalgia
di questo amore, di tanta pena,
che mi han portato alla follia.
Aspetto che la gioia torni
e che il sorriso possa fiorire
che il vento asciughi il mio dolore
e che il delirio possa finire.
Relitti neri del passato
per guarire il mal d’amare
gli amori morti fanno naufragio
verso un tenero litorale.
Se vuoi che la mia gioia torni
che il sorriso possa fiorire,
per quel sereno litorale
consentimi di partire.
Gli amori del passato
voglio imparare a scordare
così, sciolta la catena,
verso te potrò tornare.
E quando sarò guarita,
è questa la mia promessa,
coglieremo il fiore d’amore
nel giardino della tenerezza.
Ma è troppo presto per dire t’amo
e per sentirmelo sussurrare
e sua la voce che io sento
parlarmi d’amore.
Perdonami, è lui che amo.
Il passato non vuole più morire.
INDICE
BUON NATALE
(Barbara-Benetti)
Erano le ventidue, quel venerdì là,
la vigilia di Natale e, per festeggiare,
lei andava da Jean Pierre, al Pont de l’Alma
lui sarebbe stato triste che lei non fosse là
a festeggiare il buon Natale.
Smoking di velluto verde, girocollo bianco,
egli andava, il cuore in mano, fischiettando intanto
lungo i bordi della Senna camminava lento
poiché andava da Madeleine aveva molto tempo.
Buon Natale, Felice Natale.
Erano le ventidue, quel venerdì là,
la vigilia di Natale e, per festeggiare,
lei andava da Jean Pierre, al Pont de l’Alma
lui sarebbe stato triste che lei non fosse là
a festeggiare il buon Natale.
Gli stivali lunghi e neri, un berretto bianco,
lei andava a dirgli t’amo e cantava intanto
lungo i bordi della Senna, a passo molto lento,
poiché andava da Jean Pierre, aveva ancora tempo.
Mmmmh, Felice Natale
Si incontrarono sul ponte, è straordinario,
quei due tipi che andavano in senso contrario;
quando lui la vide bella come una Milady
certo si sentì infedele dalla testa ai piedi.
Lei amò il suo smoking verde e la maglia bianca
e rabbrividendo al vento gli disse contenta:
buonasera, vado da Jean Pierre, al pont de l’Alma,
buonasera, io da Madeleine, proprio in fondo là.
E andarono chez Eugène, per brindare a ciò
sotto il pino illuminato lui la baciò
fra le sue braccia, felice, lei si rannicchiò
e all’alba i due s’amarono, soli in quel bistrot.
Felice Natale, felice Natale.
Ma una settimana dopo quel venerdì là
c’era ancora, un’altra volta, una festività.
Lui andava da Madeleine per il S. Silvestro
e andava da Jean Pierre anche lei per questo.
Be’ ci fu la stessa scena al Pont de l’Alma,
ma ormai che importava a quei due là
mai avevano passato un simile Natale
ma è dolce ugualmente a casa ritornare
dopo Natale, felice Natale.
INDICE
CHAPEAU BAS
(Barbara-Benetti)
È la mano di Dio
o la mano del Diavolo
che ha tessuto d’azzurro
il cielo lassù
e gli ha piantato in cuore
un bel vermiglio sole
che si frantuma in schegge
sopra quell’acqua blu.
È la mano di Dio
o la mano del Diavolo
che ha messo sul mare
quello strano veliero:
sul cobalto dell’acqua
così bianco e nero
si muove danzando
nel vento leggero.
È Dio o Diavolo
o i due ad un tempo
che unendosi han fatto
quel cielo e quel vento.
È Dio o Diavolo,
davvero, chi lo sa?
Ma per tanto splendore,
merci et chapeau bas.
È la mano di Dio
o la mano del Diavolo
che ha deposto una rosa
in quel giardino là?
Per quale ardente amore,
per quale dolce dama
la rosa di velluto
in quel giardino là?
E quei susini in fiore
e quei lillà di neve
e i ribes così rossi
e quel sorriso lieve
e Cristina così bella
coi suoi vent’anni appena
la vita è lì davanti
e lei così serena.
È Dio o Diavolo
o i due ad un tempo
che unendosi han fatto
quel cuore contento?
È Dio o Diavolo,
davvero chi lo sa?
Ma per tanto candore
merci et chapeau bas!
Il veliero sull’acqua
la rosa in giardino
quei fiori, quei frutti
quel riso bambino.
Chi mai c’avrà dato
tutto questo e perché?
Prendilo, non chiedere:
è per te e per me!
È la mano divina
o la mano del male
che hanno incrociato
le nostre due strade?
È l’uno o l’altro,
davvero, chi lo sa?
Ma per il nostro incontro
merci et chapeau bas!
Ma per te e per me,
merci et chapeau bas!
INDICE
CI SARA' GENTE
(Barbara-Benetti)
Ci sarà gente al mio funerale,
se si vuol credere alle apparenze,
se vengon tutti al funerale
quelli che stanno costantemente
senza motivo a chiacchierare
col mio telefono ore ed ore,
oppure stesi sul mio zerbino
quando non ci son per nessuno.
Ci sarà gente di sicuro,
nel nome del padre e del figlio,
se vengon tutti, uno per uno,
quelli che ho amato di padre in figlio.
Sarebbe proprio un bel plotone
venuto a darmi l’estrema unzione
per la mia opera più leale
il giorno del mio funerale.
E tutte quelle che ho conosciuto,
le non belle, le maldicenti,
quelle che hanno molta virtù,
ma più tristi comportamenti,
col loro più bel vestitino
verranno a darmi un salutino
per la mia ultima generale
Il giorno del mio funerale.
Ah, vorrei solo un istante
vederli là, inginocchiati,
con la maschera dell’orante
quei pagliacci addolorati
che, fingendosi addolorati,
sfoglieranno distrattamente
un crisantemo, un che peccato,
ci mancherà terribilmente.
Ed in quell’ultimo mattino,
il giorno in cui mi farò bella,
dirò: “ragazzi, devo partire
mi chiamano dalla mia stella”.
Andrò a raggiungere il mio sole,
andrò a vedere fiorir le rose,
andrò a curare il mio giardino
dall’altra parte del cammino.
Ci sarà gente, all’appuntamento
e, finita la consuetudine
a passare tutto il mio tempo
in amabile solitudine,
io lo so che, in quel momento
è indubbio, non sarò sola.
Che vengan tutti, sarà speciale
il giorno del mio funerale.
Ma voglio che sia primavera,
nell’ora in cui la luce è pura,
così il ricordo di quell’ultim’ora
serberò con molta cura.
E quando poi mi avran posato
nel cuore della buona terra,
o tutti voi che ho tanto amato
finché ero su questa terra
se sentirete la la la…
la mia ultima canzone,
non siate tristi, non val la pena.
È il mio modo per dirvi addio,
io parto lieta e serena.
È il mio saluto più cordiale
il giorno del mio funerale.
Il giorno del mio funerale.
INDICE
DI', QUANDO TORNERAI
(Barbara-Benetti)
Ma quanti giorni sono e quante notti ormai,
ma quanto tempo fa giurasti tornerai?
M’hai detto questa volta è l’ultimo distacco
per due cuori straziati è l’ultimo smacco.
Verrà la primavera con i giardini in fiore
e a primavera è bello: parleremo d’amore.
Cammineremo ancora insieme sui prati
e a spasso per Parigi andremo abbracciati.
Di’, quando tornerai?
Di’, questo almeno sai:
che il tempo se ne va
e non ritorna indietro
che il tempo se ne va
e non ritorna più.
Passata è primavera da molto tempo, ormai.
Le foglie morte cadono e tu non tornerai.
Parigi così bella, in questa fine autunno
mi fa illanguidire, barcollo, tremo e sogno,
mi struggo, vengo meno, poi muoio e risorgo
e vado, vengo, giro e turbino in un gorgo.
Mi ossessiona il ricordo che ho dentro di me
ed ho il mal d’amore ed ho il male di te.
Di’, quando tornerai
Di’, questo almeno sai:
che il tempo se ne va
e non ritorna indietro
che il tempo se ne va
e non ritorna più.
Sì, ho un bel dir che t’amo e sempre t’amerò.
Ed ho un bel dir che tu sei tutto ciò che ho.
Se non lo capirai che devi ritornare,
farò un bel ricordo di questo nostro amore.
Riprenderò di nuovo la strada mia di prima,
godrò del nuovo sole che spunta la mattina.
Non voglio seguitare a contar notti e giorni,
non voglio invecchiare aspettando i tuoi ritorni.
Di’, ma quando tornerai?
Di’, questo almeno sai:
che il tempo se ne va
e non ritorna indietro
che il tempo se ne va
e non ritorna più.
INDICE
DRUOT
(Barbara-Benetti)
Nel grande cesto in giunco, nella sala dell’incanto,
una gloria decaduta dei folli anni trenta
Aveva messo all’asta, fra tanto luccicore,
l’anello regalato da qualche antico amore.
Con espressione fissa, superba e dilaniante,
le mani contorceva, le mani sue tremanti:
le dita belle e nude, un poco deformate
come appaiono d’inverno le piante spogliate.
Come tutte le mattine, nella sala d’asta
ronzava una folla febbrile ed entusiasta
di quelli che rivendono, per pochi soldi in mano,
tesori favolosi di un passato lontano.
Nel vecchio letto rotto, quante ombre avvinghiate
si son fatte promesse, si sono amate.
Le cose hanno segreti, ma possono parlare
se siamo capaci di stare ad ascoltare.
Il martello si levò, nella sala d’asta,
una volta, poi due volte poi si sentì quel “basta”
un grido nel silenzio, un grido disperato:
“Quello che voi vendete è tutto il mio passato!”
Ma era tardi, ormai, e per la terza volta
il martello ribatté e la vecchia, sconvolta,
guardò allontanarsi, con quel bijou venduto
l’ultimo ricordo del suo amore passato.
Vicino al cesto in giunco, nella sala dell’incanto,
la donna ora piangeva i suoi folli anni trenta
vedendo all’improvviso sfilare il suo passato,
sfilare il suo passato, sfilare il suo passato.
Perché alla memoria le era ritornato,
le era ritornato un viso del passato;
l’immagine sepolta nel fondo del suo cuore:
il ricordo perduto del suo antico amore.
Stravolta, ella uscì dalla sala dell’incanto
sgualcendo dei biglietti fra le mani sue tremanti;
due soldi stropicciati, per un bijou venduto,
due soldi stropicciati, per un passato perduto.
Stravolta ella uscì, dalla sala dell’incanto.
Io la vidi allontanarsi con il suo rimpianto.
Più niente le restava dell’amore passato,
neppure il ricordo quest’oggi ormai venduto.
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LA BELLA ETA'
(Barbara-Benetti)
Lui aveva vent’anni appena
era da vedere,
con un viso che turbava,
era da guardare.
Un bel giorno è arrivato
così, d’improvviso.
Quel bambino mi ha rapita
con il suo sorriso.
Ecco che, timidamente,
quel Gesù mi parla:
non lo so, di tutto e niente,
lui parla e parla.
Amo molto i bambini,
desiderio di famiglia,
ma ho passato ormai il tempo
per giocare a biglie.
Lui aveva vent’anni appena
e un corpo scolpito;
ho raccolto con passione
quel frutto proibito
e ho sfogliato insieme a lui
un libro di illustrazioni
che non era certo scritto
per bambini buoni.
Trenta giorni e tante notti
tu dai e io ti dono.
Lui per me, io per lui
e noi per nessuno.
Ma il mio fascino prima o poi
doveva tramontare
e così posai le armi
davanti al suo primo amore.
Lei aveva vent’anni appena
era da vedere,
con un viso che turbava,
era da guardare.
Lei e lui, vent’anni appena…
vent’anni, la bella età...
INDICE
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LA MIA PIU' BELLA HISTORIE D'AMOUR
(Barbara-Benetti)
Dacché riesco a ricordare
L’ombra di antichi amori,
Dal più lontano mio rendez-vous,
Al tempo delle prime pene
Avevo quindici anni appena,
Col cuore ingenuo della gioventù.
Fossero teneri, infantili,
Amori primaverili
O un vero e proprio amour fou,
Dacché ho detto il primo t’amo
Con timore a qualcuno
La mia più bella histoire d’amour sei tu
È vero, fui avventata
Molte pagine ho girato
Senza fermarmi a leggerle mai.
È vero, non fui certo saggia
E i miei guerrieri di passaggio
Eran soltanto dei marinai.
Ma attraverso i loro visi
Uscivano dei tratti precisi,
Costruivo un viso: eri tu.
Mi rimettevo in viaggio
Perseguendo il mio miraggio,
La mia più bella histoire d’amour sei tu
Sulla lunga strada che conduce a te,
Sulla lunga strada, con il corpo che
Si gelava al vento, aspettando te
Ma che m’importa il vento, se era per te?
Fu ben lunga la mia strada
Ma l’ho fatta, quella strada
Che mi ha portata fino a te,
E non sono, no, spergiura
Se stasera io ti giuro,
In ginocchio la rifarei per te.
Son passati molti amanti
E molta acqua sotto i ponti,
Con l’inverno e la neve in più.
Finché ho perso la pazienza
E ho calmato la violenza,
La mia più bella histoire d’amour sei tu
Passavano autunni e inverni
Scorrevano notti e giorni,
Ma tu non eri mai al rendez-vous.
E cresceva il mio timore
E gridava il mio dolore
Dio! Quel che volevo eri tu.
E che il diavolo ti porti
Altri mi aprirono le porte,
Felice, ripartivo una volta in più.
Certo, ti fui infedele,
Ma eri tu dentro al mio cuore
La mia più bella histoire d’amour sei tu
Ho pianto mille lacrime, e fu dolce, in più
Oh, come fu dolce quando mi hai sorriso tu
E per una lacrima che ti è scesa giù
Ho pianto d’amore: te ne ricordi, tu?
Fu una sera di settembre,
Mi aspettavi finalmente
Proprio qui, lo ricordi, tu?
A guardare che ridevi
E a sentire che mi amavi
Io capii così, tout à coup
“Ho trovato il mio miraggio
e ho finito il viaggio”.
Eri lì, eri proprio tu.
Che m’importa tutto il resto,
quel che voglio è dirti questo:
Chi ringrazio, stasera, sei tu.
Che m’importa tutto il resto,
Son venuta a dirti questo:
La mia più bella histoire d’amour sei tu.
INDICE
LA SOLITUDINE
(Barbara-Benetti)
Una sera in cui tornavo a casa
io l’ho trovata alla mia porta.
Ora mi segue come un segugio,
in ogni dove mi fa da scorta.
Colei che fiuta gli amori morti
mi ha seguita fino a qua,
ma che il diavolo se la porti
è ritornata: la voilà.
Coi suoi occhi nero cerchiati,
con la sua faccia da predatore,
lei mi tedia, lei mi opprime
e mi fa piangere il cuore.
Lei fa deserte tutte le notti
e rende tristi le mie giornate.
Quella puttana può trasformare
in grigio inverno anche l’estate.
Nella tua triste veste di moire,
con quella faccia da funerale
e quei capelli così sconvolti
sei proprio brutta da guardare.
Vai a portare da un’altra parte
quella tua faccia da depressione,
non provo gusto ad esser triste,
vai a vedere se sono altrove.
Io voglio ancora ubriacarmi
di primavera e mal d’amore,
non sono stanca di notti folli
e di attese col batticuore.
Prima che suoni l’ora fatale
e prima del mio soffio estremo,
io voglio ancora morir d’amore
Io voglio ancora dire: “Ti amo”.
Ma lei mi ha detto: “Aprimi la porta.
Non posso proprio andare via.
I tuoi amori son tutti morti,
son qui io a farti compagnia.
Ti han recitato i loro versi
Quei bei signori, quei bei cupìdi,
ti hanno promesso il mondo intero,
poi son partiti per altri lidi”.
Da quel momento lei mi fa da scorta,
rimane sempre lì al mio fianco.
Con questo cappio intorno al collo
io passo tutte le notti in bianco.
Colei che fiuta gli amori morti
mi ha seguita fino a qua,
mi ha aspettata alla mia porta,
è ritornata: la voilà…
la solitudine
la solitudine.
INDICE
L'INSONNIA
(Barbara-Benetti)
A veder gente che dorme e di notte s’addormenta,
finirò anch’io, è fatale, col provarne l’esperienza.
A veder chiudere gli occhi a tanta gente assonnata,
finirò anch’io, è certo, col cadere addormentata.
Ne ho conosciuti di belli, di gentili e di ben fatti
che, per curarmi l’insonnia, custodivan le mie notti.
Ma li trovavo al mattino, nel mio letto coricati,
mentre insonne vegliavo sui loro sogni beati.
A forza di contar pecore che saltan nei miei letti
ormai ho un gregge completo che accompagna le mie notti.
Ma non capisco perché non vanno altrove a brucare,
quando di notte, davvero, avrei ben altro da fare.
Senza contare gli assenti che mi affollano la testa,
ho qualche volta i viventi, che mi tengono desta;
questo calvario mi annienta e adesso ho deciso:
ho conosciuto l’inferno, conoscerò il paradiso.
Il paradiso sarebbe di potermi addormentare
e che l’insonnia sia morta io sogno di sognare
e che, vestita di bianco, sia stata coricata.
Però, sognando che sogno, non mi sono addormentata.
Scivolo come fa il topo e vago come i gatti
E neanche dio lo sa cosa posso fare delle mie notti.
Morire e addormentarsi non sono la stessa cosa
ma, in una notte d’insonnia, io mi sono un po’ confusa
e, per dormire, ho provato quel rimedio rosso e blu:
davvero poco è mancato che non mi svegliassi più.
Ma lì, ai piedi del letto, ho intravisto i pompieri.
Proprio vicino al mio letto: “Cosa fate qua, signori?”
ditemi un po’, ve ne prego, non riesco a capire:
“Sulla sua insonnia, signora, ci han chiamato a vegliare”.
Vengono in mesto corteo parenti, amici e conoscenti:
non è venuto il momento, ma ringrazio tutti quanti.
Se dopo l’ora non è più l’ora, prima non lo è ancora:
era il momento sbagliato per la nera signora.
Li vedo ridere già della loro ironia
Quelli che credon di avere il rimedio alla mia malattia.
Ad un dottore per le mie notti insonni ho già pensato
ma è proprio per causa sua che la mia insonnia è ritornata.
A veder gente che dorme e di notte s’addormenta
avrei finito, è fatale, col provarne l’esperienza.
Ma se dormire è morire, sono ora dell’avviso:
meglio l’inferno da vivi, che morire in paradiso.
Se addormentarsi è morire, io rimango dell’avviso:
meglio esser vivi all’inferno, che esser morti in paradiso.
INDICE
NANTES
(Barbara-Benetti)
Piove su Nantes
Dammi la tua mano
Il cielo a Nantes
Mi annienta piano piano.
Un mattino come questo qua
ormai molti anni fa
che forte senso d’oppressione
quando uscii dalla stazione.
Nantes mi era sconosciuta,
io non c’ero mai venuta,
ma è bastato quel messaggio
per convincermi ad un viaggio:
“Madame, venite al rendez-vous
in via della Grange au loup.
Fate presto non c’è più speranza
ha chiesto lui la vostra presenza”.
All’ora dell’ultima ora,
dopo lunghi anni d’assenza,
mi ritornava in pieno cuore,
il suo grido squarciava il silenzio.
Da quando lui se n’era andato,
l’avevo a lungo sperato,
quel vagabondo, quel disperso
ecco che mi era ritornato.
In via della Grange au loup
io mi ricordo di quel rendez-vous
e ho ancora incisa nella mente
la stanza e quella strana gente.
Seduti attorno a un tavolino
vicino al fuoco di un camino,
la luce era bianca e mesta,
portavano l’abito da festa.
Io non ho chiesto proprio niente
a quella sconosciuta gente,
non ho parlato, ma gli sguardi
dicevan che era troppo tardi.
Eppure io ero al rendez-vous
in via della Grange au Loup.
ma lui non mi ha salutato
ormai se n’era già andato.
Ecco, ora sai la storia
fissata nella mia memoria.
Fu quello l’ultimo suo viaggio
ed il suo ultimo miraggio.
Voleva, prima di partire,
potermi almeno rivedere,
ma era morto quel mattino,
senza un addio, senza un “Ti amo”.
Nella strada che costeggia il mare,
disteso fra le pietre chiare
lo so che tranquillo ora riposa:
l’ho sdraiato sotto ad una rosa.
Mio padre
Mon père.
Il pleut sur Nantes
et je me souviens
le ciel de Nantes
rend mon coeur chagrin.
INDICE
NE' BELLA NE' BUONA
(Barbara-Benetti)
Sono la misteriosa
la mantide religiosa.
Né bella né buona
non amo nessuna
e odio il buongiorno
son la dea della notte
son la dea dell’amore
e divoro il marito
che mi gironzola intorno.
Ma no, mie belle,
mie tortorelle,
io sono la dolce,
la molto dolce,
ho il cuore tenero,
non ho artigli.
Non c’è che uno
Che possa amarmi,
soltanto uno
mi può toccare,
uno soltanto
mi ha preso il cuore.
Per voi sono la misteriosa,
la nera, la velenosa,
né bella, né buona
che non ama nessuna
e che passa, buongiorno.
È bastato solo un poco
ero bionda, sbarazzina,
ma ognuno ha la faccia che ha
io ho la mia e voilà.
E però quanto dolce,
dolce dolce
io sono fedele,
la non crudele.
E quando vi lascio,
i capelli al vento,
vado a spiccare
un fiore di campo.
Ma per vostro piacere,
a sera inoltrata,
sarò qui sul palco
la dea disperata.
Io sono la misteriosa
la nera, velenosa
né bella, né buona
non amo nessuna.
E passo, buongiorno
e passo…buongiorno.
INDICE
OGNI VOLTA
(Barbara-Benetti)
Quando si parla d’amore
è con mai, sempre e cuore.
Sì, ti giuro, veramente
prima di te soltanto il niente.
Non c’era ombra, non c’era sole,
giorno e notte senza calore.
Non c’era ancora sulle mie reni
il dolce tocco delle tue mani.
Ogni volta, ogni volta
che si parla d’amore.
Quando si ama d’amore
è con mai, sempre e cuore.
Non ricordandosi di niente,
si riparte nuovamente,
si rifà lo stesso cammino
Roma, Napoli, Parigi, Berlino.
“E’ la prima volta” e, in buona fede,
lo si dice e ci si crede.
Ogni volta, ogni volta
che si ama d’amore.
Ah, potere sempre e ancora
amarsi e mentire d’amore
e anche se si sa la storia,
non averne più memoria
e rifarsi, con un po’ di fortuna,
dei chiari d’amore al chiaro di luna.
E guardarsi gli occhi ridere
e sentire che è bello vivere.
Ah, potere sempre e ancora
amarsi e mentire d’amore.
Ah, ridillo un’altra volta
che sono la tua prima volta.
Vieni e giura nuovamente
prima di me soltanto il niente:
non c’era ombra, non c’era sole,
giorno e notte senza calore.
Non c’era ancora sulle tue reni
Il dolce tocco delle mie mani.
Dillo ancora, un’altra volta
che sono la tua prima volta.
Dillo ancora, io ti credo
e ti amo, è la prima volta
Come ogni volta,
come ogni volta,
come ogni volta.
INDICE
TU NON TI RICORDERAI
(Barbara-Benetti)
Tu non ti ricorderai
di quella notte in cui ci amammo,
ora le notti alla meno peggio
dal calendario se ne vanno.
Tu non ti ricorderai
del mio viso e del mio nome,
le marionette di quaggiù
fanno un giretto e vanno altrove.
Tu non ti ricorderai,
in quella spiaggia, le alghe e il vento,
i nostri visi confusi insieme
e l’emozione e quel silenzio.
Tu non ti ricorderai
di noi due, là, meravigliati
e quell’impronta sulla spiaggia
dei nostri corpi coricati.
Tu non ti ricorderai
verso di te son scivolata
e, affondando nella sabbia,
verso di te mi hai trascinata.
Tu non ti ricorderai
la dolce notte si è eclissata
e ha trascinato il firmamento
nel suo mantello di seta.
L’amore ci portava in viaggio
a lungo abbiamo navigato
il mare inzuppava la riva
nei tuoi occhi ho naufragato.
L’amore ci portava in viaggio
ti ho amato, mi hai amata
meraviglioso fu quel naufragio
nelle tue braccia sono affondata.
Passano i giorni, il tempo corre
brucia l’estate, soffiano i venti
il calendario si sgrana ma
io non posso scordare niente.
Attendo sulla spiaggia deserta
e vivo nel grembo del passato
la mia porta lascio socchiusa
finché non sarai ritornato.
Ora le notti alla meno peggio
dal calendario se ne vanno
e tu non ti ricorderai
di quella notte in cui ci amammo
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