HOME FUORI SCENA CONTATTI RECENSIONI DATE CONCERTI

 

I suoi recital si celebrano ogni volta come un atto d’amore

 


 

 

ITALIANA

FRANCESE

TEDESCA

ANGLO-AMERICANA

MALEDETTI AMICI

Omaggio a Luigi Tenco e Piero Ciampi

Furono in tanti, prima e dopo Ciampi e Tenco, a credere che accanto alla canzonetta potesse esistere una canzone poesia.  

 

 

 

Solo i più furbi sapevano che si trattava di un lusso.

Solo i più spregiudicati seppero servirsene come un’arma per impadronirsi saldamente del mercato.
Solo i più puri ci morirono.


 

RITRATTI

Storie in forma di canzone

 

 

Una cantante, una pianista, una violinista e una contrabbassista raccontano storie: storie di donne prevalentemente. Donne grandi e piccole, famose e sconosciute, vicine e lontane.
Con brani originali e grandi canzoni del '900.

 


DILLO CON UNA CANZONE

 

Dire che cosa?
Be’, l’amore soprattutto: amori felici, amori infelici.

 


E poi…la vita!
Perché, come diceva Pier Paolo Pasolini: “i palpiti del cuore più violenti, ciechi e irrefrenabili, sono quelli che si provano ascoltando una canzonetta”.
E poi, nulla meglio di una canzone ha il potere magico di rievocare un tempo perduto

FEMME PIANO

Raffaella Benetti

canta

Barbara


Barbara, scomparsa il 24 novembre 1997, è stata una delle icone più intense del dopoguerra canoro francese.

Sola e con di fronte il pianoforte nero che è divenuto simbolo del suo agire in scena, Barbara ha iniziato a comporre agli inizi degli anni '60, dopo essersi distinta come interprete d'elezione delle struggenti o acide chansons di Jacques Brel e George Brassens.
Un cammino lungo e difficile, per imporsi, ma ora le sue canzoni sono...

Vedi anche...

 


PARLE-MOI D'AMOUR

Dal café-concert di Erik Satie, alla canzone teatrale di Kurt Weill, alla poesia-canzone di Trenet, fino alla passionalità di Edith Piaf.

 

 

Siamo a Parigi, nei primi anni del secolo scorso. E precisamente ci troviamo nel quartiere di Montmartre, il quartiere degli artisti e della “joie de vivre”...


SATINE, SATIRIQUE, ESOTERIK SATIE

 
La complessa personalità di Erik Satie, le mille curiosità letterarie ed estetizzanti (liriche, pezzi giornalistici, testi, etc.), il piacere di vivere in una dimensione teatrale (i legami con il movimento della "Rose-Croix", i rapporti con Jean Cocteau e Picasso etc.), il "mito della semplicità", infine, come soluzione sonora.
Benetti e Mutto giocano la carta Satie, ma a differenza di altri interpreti che ne privilegiano solo i rivoluzionari esiti musicali, puntano tutto sui molteplici interessi del "genio" di Honfleur, sull'effervescenza culturale di Parigi nei primi anni del Novecento e su una poetica sospesa tra minimalismo e café-concert, tra atmosfere ambigue e brusche deviazioni tonali. 
"Non c'è un solo Satie, ma un mosaico di Satie. Il nostro obiettivo è di spiegarlo musicalmente e teatralmente nella sua interezza..."

CANZONI NELLA NOTTE  

La produzione musicale tedesca di artisti legati a Brecht: Weill, Eisler, Dessau

 

La gran parte di questo materiale nasce sul finire degli anni ’20 e ha il suo massimo sviluppo negli anni del nazismo e della Seconda Guerra Mondiale.

Questa produzione musicale si caratterizza per la sua forte critica sociale: i soprusi del potere, la violenza nei confronti dei deboli (poveri, donne, ebrei, pazzi), la guerra e il nazismo i temi affrontati dalle canzoni qui presentate, quasi tutte su testo di Bertolt Brecht.

 

 

Per quanto riguarda l’elemento puramente musicale, i tre compositori si sono formati nel clima dell’Espressionismo e della Scuola di Vienna, ma se ne sono allontanati giudicando questo linguaggio una manifestazione della decadenza del Capitalismo.

 

 

Ecco perché, in queste canzoni, assumono stilemi propri della musica “leggera”, dei cabaret e delle operette, insieme a materiali comuni come le canzoni folcloristiche, corali protestanti, moduli jazzistici. 

L’uso di uno stile “basso”, popolare, ha lo scopo di far presa sul pubblico, affinchè il massaggio sociale e politico possa essere colto da tutti.

Alla pari del teatro di Brecht, anche la musica di Weill, Eisler e Dessau ha una funzione didattica: deve colpire, shoccare. La canzone deve creare angoscia per scuotere dal suo torpore l'ascoltatore e spingerlo ad agire, a diventare soggetto di cambiamento.

 

L’AMERICA DI SCOTT JOPLIN

Questo concerto prende in esame le musiche vocali e pianistiche più significative  dell’era del Ragtime (1900-1925) in America, scritte da Scott Joplin.

 

 

L’importanza storica dell’opera di Joplin (che divenne improvvisamente famoso nel mondo con il film “La Stangata” del 1970, ben 53 anni dopo la sua morte!), è fondamentale, ma sconosciuta e soprattutto ignorata nelle sale da concerto.  


 

 JULIET LETTERS

 

C'era un professore, a Verona, che rispondeva alle lettere indirizzate a “Giulietta Capuleti Verona”. 
Si trattava di lettere di ogni tipo: sfoghi di amanti delusi, manifestazioni di simpatia, lettere di addio al mondo. Tutte indirizzate ad una donna immaginaria e perdipiù morta da tempo!
Questa notizia, apparsa in un giornale inglese, incuriosì Elvis Costello e stimolò la nascita di quest'opera: “The Juliet Letters”.

 


Si tratta di una serie di venti composizioni, scritte assieme al quartetto d'archi Brodsky Quartet, i cui testi sono delle immaginarie lettere inviate a Giulietta, in stili completamente diversi fra loro: c'è il sarcasmo, la depressione, la rabbia. 


 

VOGLIO SCOPRIR L'AMERICA

Gershwin e gli altri
Voglio scoprir l'America, cantava Fred Buscaglione negli anni '40.  Questo concerto è un tentativo di conoscere un po' la canzone dell'America "bianca" dalla metà del 1800 fino a George Gershwin.

 


I brani salottieri di Gottschalk, i songs di Charles Ives, la produzione americana del tedesco Kurt Weill e infine colui che ha creato le più belle melodie del repertorio americano del '900: George Gershwin. 
La seconda parte del concerto è interamente dedicata a lui, alle sue canzoni e al "Songbook", il libro di canzoni trascritte per pianoforte solo.

 

infotiscali@raffaellabenetti.net

 

 

I suoi recital si celebrano ogni volta come un atto d’amore


 

 

 

 

 

EMILY

LA CITTA' DI BRECHT

TRA MUSICA E TEATRO

SMACK!

OMAGGIO A FELLINI

Luce e tenebra, estasi della solitudine e brama del contatto, felicità del vuoto e ricerca della pienezza, raggelato rigore puritano e il sotterraneo fremito della passionalità: di queste contraddizioni, di queste tensioni vive la poesia della Dickinson, così come il partecipe, intenso ritratto teatrale che Raffaella Benetti ce ne offre in questo spettacolo.

 Scavando luce in quella tenebra diurna con una lampada come la figura di un dipinto seicentesco, Raffaella-Emily misura e delimita il suo spazio alternando titubanza e fermezza; e vi traccia il recinto incantato della propria felice e disperata prigione, dove si rinchiude con il suo tavolino, scrittoio e barricata, posseduto quasi fisicamente come un nido sul quale appollaiarsi o un palcoscenico su cui danzare.

(Nicola Pasqualicchio)

Vedi anche...

 

 

Canzoni da
Kurt Weill , Hanns Eisler Paul 
Dessau
tradotte e arrangiate da
Raffaella Benetti

Frammenti di testi da
Bertolt Brecht, Samuel Beckett, 
Karl Kraus, Karl Marx, Dante, 
Stormy Six, Nevio Gàmbula, 
Kostantino Kavafis, Giorgio 
Manganelli, William Shakespeare, 
Walter Witman, Heiner Muller, 
Walter Benjamin, Victor Serge
montati drammaturgicamente da 
Nevio Gàmbula

Abbiamo vito con stupore lo spettacolo "La città di Brecht" di cui Gàmbula è autore, curatore e unico attore in scena insieme a 
Raffaella Benetti, che suona e canta celebri canzoni di Brecht. 
Lascia stupiti per lo sforzo 
esatto di cercare uncontatto tra una serata di teatro e un presente complesso e sfuggente. E per una capacità tecnica indiscutibile di entrambi gli interpreti che è lì a 
sostenere tutto e non a compensare mancanze.
È uno spettacolo, per così dire, attraverso Brecht, non una messa in scena di Brecht. Ci sono le sue canzoni, porzioni dei 
suoi testi e di altri, come 
qualcosa che si è strappato a razzie invisibili. Ma soprattutto 
c'è la prospettiva di Brecht, che il teatro di Gàmbula riprende con lucidità, riassumibile forse così: 
la cultura non è il regno di un altro mondo, l'arte, il teatro, la scrittura non hanno uno spazio 
proprio al di fuori della realtà che viviamo, e che oggi possiamo fare a meno di conoscere, tutti i giorni.


(Milena Massalongo)

Un musicista compositore, tra l’altro uno dei virtuosi della fisarmonica oggi in Italia, perfettamente a suo agio con gli altri strumenti musicali, racconta il suo rapporto con il teatro.
Motivazioni, ricordi, aneddoti ed esperienze. 

Borsetto spiega come nasce una musica per la scena e che valore essa assume.
Con lui c'è anche la brava e simpatica  Raffaella Benetti, attrice e cantante, che dal Puck del «Sogno di una notte di mezza estate» shakespeariano all'Arlecchino di Marivaux a quello di Goldoni, al capitano innamorato di «Pene d'amor perdute», ancora shakespeariane, ci da un excursus del rapporto dell'attore-cantante con la musica. Quindi, volendo, ci esemplifica il rapporto spaziosuono, sempre oltremodo complesso e articolato. Da vedere e seguire, per la bravura dei due.

(Eu.G.)

 

“Se dovessi scrivere delle battute per un attore chiamato a interpretare la parte di un regista premiato con l’Oscar, probabilmente me la caverei abbastanza bene.

Ma il fatto che sono proprio io coinvolto in questa vicenda, mi rende balbettante e insicuro. Inoltre devi essere: spiritoso, intelligente, grato, appassionato, elegantemente distaccato e anche felliniano. Quest’ultimo è il ruolo più difficile, perché nonostante sia lusingato di essere diventato anche un aggettivo, non so cosa voglia dire.” (20/01/93 F. Fellini).

Lo spettacolo è il tentativo di dare una spiegazione all'aggettivo felliniano. Riproponendo parole, storie, gag del grande regista insieme alle musiche dei suoi film, i tre fanno un viaggio nelle tematiche care a Fellini: Rimini, il circo, i matti, la donna (madre, moglie, amante, e soprattutto con le curve), Roma, la chiesa, la facoltà visionaria, i sogni, il film, l'arte.

 

 

infotiscali@raffaellabenetti.net