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RAFFAELLA BENETTI canta barbara - FEMME PIANO

IL CONCERTO

Chapeau bas
(Barbara - Benetti)
Une petite cantate
(Barbara - Barbara)
Le bel age
(Barbara - Benetti)
Chaque fois
(Barbara -Benetti)
Dis, quand reviendras-tu?
(Barbara - Benetti)
Gare de Lyon
(Barbara - Barbara)
Drouot
(Barbara - Benetti)
Joyeux Noel
(Barbara - Benetti)
Nantes
(Barbara - Benetti)
Attendez que ma joie revienne
(Barbara - Benetti)
Gottingen
(Barbara - Barbara) 
Y'aura du monde
(Barbara - Benetti)
Les insomnies
(Barbara - Benetti)
La solitude
(Barbara - Benetti)
L'aigle noir
(Barbara - Barbara)
Ma plus belle histoire d'amour
(Barbara Benetti)


 

Pianoforte 

Giannantonio Mutto

Raffaella Benetti


Contrabbasso

Stefano Corsi


Fisarmonica 

Luca Degani

Tohmas Sinigallia

 


 

 

 

 

 

barbara, scomparsa nel 1997, è stata una delle icone più intense del dopoguerra canoro francese; eppure anche se oltralpe è un idolo, circondato da una venerazione diffusa e stratificata, da noi invece è appannaggio di pochi addetti ai lavori.
Far conoscere la vita e l'opera di questa grandissima cantautrice francese, scomparsa il 24 Novembre 1997, è il fine di questo concerto.


Chanteuse, ma soprattutto poetessa di un mondo di marginali e perdenti senza riscatto, a lei è toccato di indagare nelle pieghe dell'emozione soffocata, del rancore contenuto, della passione che non osa dire il proprio nome, sempre evidenziando un preciso talento poetico. 

Sola e con di fronte il pianoforte nero che è divenuto simbolo del suo agire in scena, Barbara ha iniziato a comporre alla fine degli Anni '50, dopo essersi distinta come interprete d'elezione delle struggenti o acide chansons di Jacques Brel e George Brassens.

E' evidente nel suo mondo espressivo un fil rouge che la porta alla performance, alla spettacolarizzazione dei suoi brani, come spesso aveva fatto in televisione e come poi compirà apparendo in scena con Michail Barischnikov e con Gerard Depardieu, al suo fianco nel musical Lily Passion che passò anche in Italia nel 1986.

Indomita compagna di strada delle lotte a favore dei sans papier e della ricerca contro l'AIDS (tema a cui ha dedicato la tesissima e commovente Sid'amour a mort nel 1987) non ha mai permesso che il patetismo entrasse nel suo raggio d'azione e come nella sua autobiografia incompiuta, Il etait un
piano noir, ha sempre affrontato gli aspetti più aspri della realtà con modi secchi, ma anche con grande partecipazione.

Chapeau bas, madame.


Biografia di barbara

Per una biografia completa di Barbara si consiglia di visitare il seguente sito:

www.passion-barbara.net/

 

Femme piano : così si intitola l'atteso concerto di Raffaella Benetti con le canzoni di barbara, questa sera alle 21 al Teatro Camploy. Ovvero le canzoni della grandissima cantautrice francese scomparsa esattamente cinque anni fa, interpretate dall'attrice-cantante veronese con Giannantonio Mutto al piano, Stefano Corsi al contrabbasso e Luca Degani alla fisarmonica. Interpretate ma non solo: perché Raffaella Benetti ha anche condotto felicemente in porto la difficile impresa di tradurre in italiano questo raffinatissimo repertorio; e che l'impresa sia riuscita lo si è già capito a Sanremo, al recente convegno del Club Tenco sul tema delle traduzioni in canzone, al quale la Benetti è stata invitata proprio in virtù di questo lavoro. Un lavoro un po' atipico, dal momento che tendenzialmente sono solo i Brel, i Brassens, i Ferré e gli Aznavour a trovare traduttori (e molti) in Italia.
- Perché dunque proprio
barbara?
«Ho conosciuto le sue canzoni - ci racconta - 12 anni fa, perché un amico francese mi ha regalato la registrazione di un suo concerto dal vivo. Il suo modo di cantare era un po' lontano dalle cose che ascoltavo di solito: non l'ho apprezzata subito. Ma la passione che lui aveva per quella cantautrice mi ha spinta ad approfondire. E così mi sono innamorata anch'io delle sue canzoni. Del suo modo di cantarle, anzi di "dirle". Ho poi visto un suo video molto vecchio, fine anni Sessanta: sembrava come svanita, non presente a se stessa, un po' matta. Eppure cantava e si accompagnava al pianoforte. Che sia stata una grande donna e una grandissima artista è indubbio. Forse è stata anche una grande rompiscatole. Ma aveva una sua profonda verità quando cantava, e se vederla in un video mi ha emozionato e coinvolto così tanto, posso immaginare che cosa possano aver provato quelli che andavano ai suoi concerti. Un rito collettivo, probabilmente.»
- Insomma un vecchio amore, non recente.
«Sì, era da un po' che pensavo di cantare le sue cose, ma mi ha sempre frenata il fatto che il suo repertorio non è conosciuto da noi e le sue canzoni sono "strane", poco "orecchiabili".»
- Poi l'idea di portarla in italiano.
«In realtà l'idea di tradurre i testi delle sue canzoni risale a molto prima di tutte le cose che ho saputo e letto di lei. Prima ho tradotto e poi mi sono informata. Cantare in francese queste canzoni mi sembrava rischioso, e forse noioso, perché io non sono
barbara, con il suo carisma, la sua presenza da grande dama della canzone. Ho scritto la prima versione in occasione di una serata sulla canzone francese alla Prosivendola. Ho visto che funzionava, che era piaciuta e allora mi sono detta: be', visto che non vengono poi così male, perché non tradurne tante da poter fare un intero concerto? E così è cominciato il tutto. Ne ho tradotte 14 e mi sono messa a cantarle accompagnandomi al pianoforte.»
- Al Camploy però il pianoforte lo suona nientemeno che Giannantonio Mutto, grande arbiter elegantiarum di tutta la "canzone colta" a Verona.
«Sì, in giugno ho chiesto a Mutto se aveva voglia di lavorare con me, pensando anche a un contrabba sso e una fisarmonica. Gli ho registrato un po' di canzoni, gli sono piaciute molto e abbiamo cominciato a preparare il concerto. Lui mi ha dato una mano fondamentale nella trascrizione delle musiche, perché non tutto è stato pubblicato in spartito. È stato un lavoro fatto in collaborazione, ma il suo apporto è stato fondamentale. Anche perché non è semplice il modo di cantare di
barbara, e le armonie che accompagnano le sue canzoni non sono per niente scolastiche o scontate, a volte sono quasi "impossibili". Un musicista preparato teoricamente non farebbe mai certe cose… ma è probabilmente questo il motivo della loro particolarità e bellezza. Lo dicevano anche i musicisti che arrangiavano le sue musiche: erano "sbagliate" da un punto di vista tecnico-formale, ma proprio questo le rende interessanti».
- Il concerto cade nei giorni del quinto anniversario della morte di
barbara; non sarà casuale…
«No, ci siamo mossi proprio per organizzare una serata che coincidesse con questo anniversario, che è appena scaduto, il 24 novembre. Siamo riusciti a trovare una data libera quattro giorni dopo al Camploy.»
- Nel lavoro di traduzione e interpretazione c'è uno sforzo di personalizzare l'artista, di appropriarsene calandola nella propria individualità o nel proprio ambiente?
«No, l'idea di questo concerto è semplicemente quella di fare un po' conoscere lei, attraverso le sue canzoni e qualche notizia sulla sua vita. Io non canto le canzoni di Barbara facendole diventare delle mie canzoni, né le ho riambientate in Italia. Io canto le canzoni di Barbara per raccontare la sua vita. L'idea è di parlare di questa donna, come ho parlato di Emily Dickinson nello spettacolo "Emily", o come nella mia testa c'è anche l'idea di raccontare Edith Piaf. Io non sono
barbara, non ho nulla di quello che ha lei: alta, magrissima, naso adunco, portamento e modi di fare da grande signora della canzone, anche se non amava essere definita così. E poi aveva una sua follia saggia. O una lucida follia. Una donna fortissima, che sapeva dove voleva arrivare, si è messa d'impegno contro tutto e tutti e ce l'ha fatta. È chiaro che il suo modo di cantare mi piace moltissimo e quindi ne sono influenzata. Ma non la imito. Da lei sto solo imparando.

La prima nazione del concerto Raffaella Benetti canta barbara FEMME PIANO si è tenuta al Teatro Camploy di Verona nel novembre del 2002.

La registrazione del concerto si è trasformata in un CD dall'omonimo titolo.

Per richiedere il CD: fpazzi@tiscali.it


Emozionante, da brividi, Femme Piano, rilettura italiana della grande interprete francese Barbara. La firma la veronese Raffaella Benetti.

 

Roberto Casalini


Votre travail et votre interprétation nous plaisent énormément.

L'idée est belle de chanter certaines chansons en français (que vous maniez très bien) et d'autres en italien. Je parle un peu l'italien moi-même, et je trouve vos traductions excellentes parce que très fidèles. Je pense en effet que pour amener Barbara au public, il faut qu'il puisse entendre ses mots.

Certains ont fait l'erreur de vouloir les  interpréter au lieu de les donner.

J'aimerais tellement assister à l'un de vos concerts[...] on pourrait imaginer que vous chantiez à Paris, ou ailleurs en France, un jour pour nos adhérents.

 

(Il suo lavoro e la sua interpretazione ci piacciono enormemente)

 

 Martine Worms, pour Perlimpinpin-Barbara  


 ...è la miglior Barbara che ho sentito (dopo Barbara, naturalmente), ma adesso non ha rivali. Veramente brava.

 

Guido Michelone, giornalista, saggista,

docente di storia della musica afroamericana all'Università Cattolica di Milano


"Votre voix et la langue italienne se prêtent parfaitement à l'interprétation de Barbara: le mariage est réussi! Beaucoup de sentiment et de retenue dans les chansons tristes ou graves et beaucoup d'allant dans les autres: c'est le secret.

[...] ce beau travail que vous accomplissez pour faire connaître l'œuvre de Barbara"

 

(La sua voce e la lingua italiana si prestano perfettamente all'interpretazione di Barbara: il matrimonio è riuscito!...)

 

M. B. Merle, Président de l'Association Les Amis de Barbara