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EMILY     Testi e regia di Raffaella Benetti - Musiche e accompagnamento musicale di Tommaso Castiglioni

Così, in punta di piedi, scalza, è avanzata Raffaella Benetti dalla platea verso il palcoscenico. Avvolta in un vestito bianco, con due gigli bianchi in mano. Ma la sua voce e la sua declamazione cantata hanno restituito le vibrazioni dell'animo di Emily al pubblico che ha gremito il Teatro Filippini alla «prima» nazionale dello spettacolo «Emily».

Arrivata sul palco, Raffaella Benetti depone i due gigli nel vaso, ma a testa in giù, capovolti. Come Emily percepì la vita. L'attrice ha operato la scelta delle poesie (da lei stessa tradotte) e dei brani dalle lettere seguendo la nascita di questo fuoco interiore che brucerà Emily, irrigidita in una forma esterna immacolata per contrastarlo. Una corrispondenza che si trova anche nei suoi versi, agili, puliti, sorretti da una musicalità incisiva, che Raffaella ha restituito al pubblico con tre poesie in inglese

 

Raffaella esprime il furore tutto interiore di Emily molto bene nel canto troncato all'improvviso e in una danza, ritmata dalle percussioni.

Lei ruota su se stessa, si contorce, si avvita, con i folti capelli neri che volano, in un rituale da Baccante della poesia. Ma tutto questo rimane sepolto nel segreto del cuore di Emily e dei suoi fogli. Al mondo esterno appare soltanto, nel finale, una donna malata, dal passo incerto, vestita di bianco che recita, al suono dello xilofono che imita un organetto, i propri versi spargendoli al mondo in tanti bi-gliettini, petali di quei gigli, ormai appassiti.

(Silvia Siena)

 

 

Due parole su Emily Dickinson

Seguitemi, se volete, e raggiungeremo insieme una cittadina noiosa nel New England, Stati Uniti d'America.. Siamo verso la metà dell'Ottocento, Amherst non ha molti abitanti ma ovviamente si conosco tutti. La strada più importante si chiama Main Street , che significa " strada principale", come in molte altre città americane, vi passa la diligenza che sollevando polvere giunge da Boston e va a Boston: pochi viaggiatori scendono ad Amherst e pochi partono. Le case dei ricchi sono in mattoni, quelle dei poveri in legno. La chiesa è il nucleo della cittadina, vi si celebrano i matrimoni, i funerali e la domenica il pastore tiene un sermone. Nel nord est degli dell'Unione si è rigorosamente puritani. Si crede in un Dio terribile, si danno, spesso, ai figli nomi biblici. La coscienza è il giudice supremo, implacabile e vendicativo come ha splendidamente analizzato Erich Fromm nel saggio " Fuga dalla libertà" . I balli e i divertimenti sono banditi. Il lavoro è un dovere oltre che una necessità. Il risparmio una virtù borghese. Fortunatamente sono democratici e antischiavisti anche se ognuno sa che deve stare al suo posto sociale. La divisione in classi è rigida così come la morale sessuale. Le ragazze di buona famiglia devono imparare a cucinare, a cucire, possono suonare il pianoforte, imparare il francese, avere amici, devono aspettare un buon marito tra i rari pretendenti. New York o la snob Boston sembrano lontane come la Francia rivoluzionaria e frivola o la solatia Italia. Ma al di là di tutto questo che cosa provassero veramente, quali fossero le speranze, i disinganni, gli amori di quella gente ci è ignoto eccetto che per una ragazza che ha reso, involontariamente, Amherst un luogo amato nella letteratura mondiale: Emily Dickinson.
La fama giunse postuma, sette poesie furono pubblicate vivente la scrittrice e senza il suo consenso, una romanziera allora famosa di cognome Jackson le aveva scritto: " Lei è il più grande poeta ! " ma probabilmente Emily non le aveva creduto. Poco più che trentenne scrisse a un noto giornalista, di idee progressiste, Higginson, chiedendogli un'opione su alcuni versi. Higginson diede un giudizio negativo ma la corrispondenza durò vent'anni e per tre volte si recò ad Amherst.


Il racconto che egli fece in una lettera a sua moglie è particolarmente interessante e commovente. Dopo aver consegnato il suo biglietto da visita ad un domestico, com'era d'uso, Higginson vide arrivare una ragazza, assai più giovanile dell'età anagrafica, timida e ansiosa. Era Emily che diede al giornalista due gigli dicendo: " Questa è la mia presentazione " e aggiungendo " Mi perdoni se sono spaurita, non vedo mai gente nuova e non so quel che dico ". Higginson raccontò che Emily gli aveva detto cose " strane " e cose " sagge " e che parlava molto rapidamente e che ascoltava con attenzione. Nella lettera aggiungeva che indossava un semplice abito bianco di tessuto picchè e uno scialle blu e che " non era bella ". Spesso gli uomini scrivono se una donna è bella oppure no ma Higginson è smentito da un dagherrotipo, l'unico esistente, in cui Emily è di una bellezza inusuale: il viso è ovale, i capelli biondo scuri, gli occhi " color nocciola " , l'espressione è molto intensa e pensosa. 


Il giorno del funerale di Emily ,che era nata nel 1830 e morì nel 1886 , Higginson scrisse nel suo diario che lei era una " strana e rara creatura " ed ebbe parole di non stereotipata tenerezza verso la poetessa, parole che probabilmente non pronunciò mai nei loro rari colloqui letterari. Alcuni biografi attribuiscono a Emily un sentimento amoroso non corrisposto verso Higginson. E' possibile. Sono invece cent'anni che si accapigliano sulla definizione del rapporto umano tra Emily e Susan Gilbert, detta Sue. Per qualcuno fu amicizia, per altri amore. Forse non è andato lontano dal vero nel 1959 il traduttore e saggista Guido Errante che chiamò quel rapporto " amicizia amorosa ". Era un termine piuttosto in voga nel 1800 e significava un'amicizia tra due ragazze con sfumature sentimentali che ovviamente non dovevano mai oltrepassare i limiti dell'amore platonico. Nel nord Europa e in America le amicizie amorose erano incoraggiate contrariamente ai paesi latini dove spiccava per arretratezza ed ipocrisia la solatia Italia. Verso il 1970 il regista australiano Peter Weir ha ricostruito con sensibilità un'amicizia amorosa nel film onirico e visionario " Pic nic a Hanging Rock " nel delicato rapporto tra Sarah e Miranda. Sue Gilbert era una ragazza spigliata, briosa, vivace e piuttosto anticonformista. Le lettere che Emily le scrisse sono lettere sentimentali anche se bisogna tener conto che il tono epistolare dell'epoca era molto più affettuoso di quello attuale.
Ma l'amore scomparì quando inaspettatamente Sue si fidanzò e si sposò nel 1856 con il fratello adorato di Emily Austin.
Era inevitabile: l'amicizia amorosa non permetteva un linguaggio sentimentale tra parenti. Per un po' Emily scherzò con Austin sul fatto che le rubasse l'amata Sue ma a trent'anni ebbe un crollo nervoso. E' fin troppo facile attribuire questo crollo al matrimonio di Sue. Da allora incominciò il graduale isolamento di Emily, la sua nevrosi, la sua paura del mondo. Del resto sarebbe anche ingiusto " incolpare " Sue di questa reazione di Emily. Infondo del loro rapporto di " amicizia amorosa " ci sono rimaste solo le lettere di Emily a Sue e noi posteri non possiamo certo giudicare i sentimenti di persone che non abbiamo conosciuto e che sono vissute molto tempo fa in una società completamente diversa dalla nostra. E anche vero che l'ambiente austero in cui Emily si trovò ad essere giovane non incoraggiava l'energia interiore e che presumibilmente non fu solo il matrimonio di Sue e Austin a provocare quello stato emotivo. Emily avrebbe potuto reagire diversamente ? Forse avrebbe dovuto andarsene dalla sua piccola città ma per far ciò avrebbe dovuto lasciare i familiari che amava, il suo mondo, affrontare la solitudine della grande città, avere i mezzi economici e soprattutto avere un coraggio che forse non aveva o non poteva avere.

 George Sand era fuggita da un marito violento e aveva rischiato tutto nella grande Parigi ma aveva un fortissimo temperamento, se ne infischiava delle regole , dei tabù sociali ed era socialista. Emily Dickinson sembra una ragazza eterea, evanescente e veramente in contatto con i mondi invisibili delle intuizioni e dell'introspezione. Quando, nel 1929, Virginia Woolf inventò nel saggio " Una stanza tutta per sé " il personaggio di Judith Shakespeare, sorella di William e con eguale talento letterario che tenta la fortuna a Londra descrisse una situazione psicologica, emotiva, pratica, sociale e politica che stava a cuore a moltissime donne di talento. Ma nella realtà Emily pensò mai di evadere da Amherst ? In una splendida poesia dice che forse l'Eden non è tanto solitario quanto lo era il New England, usando significativamente il presente per l'Eden e il passato per riferirsi al luogo in cui stava vivendo ( Maybe-" Eden " a'nt so lonesome As New England used to be !) il che fa riflettere .
A 29 anni Emily conobbe un'amica di Sue che si era recata ad Amherst, Kate Scott. Kate aveva 20 anni ma era già vedova, il suo temperamento era simile a quello di Sue e i contemporanei dissero che era di una " bellezza meridionale ", assai rara nel New England. La studiosa Rebecca Patterson in un saggio mai edito in Italia attribuisce a questa amicizia i colori di una " passione amorosa " da parte di Emily. L'unica certezza è che insieme lessero un libro super proibito " Le confessioni di un mangiatore di oppio " di Thomas De Quincey. Alcune poesie sono state ispirate da Kate anche se è difficile dire quante giacchè Emily modificò spesso i pronomi femminili in pronomi maschili nelle liriche con un tema amoroso. Sarebbe ingiusto criticarla per questo: i tempi del coming out erano lontani e non era facile vivere tra i puritani. La loro amicizia durò un anno o due e poi vi fu una rottura. Il perché è sconosciuto. Allora l'isolamento di Emily divenne tale che non varcò più i cancelli del giardino paterno, non passeggiò più nei boschi verdissimi e belli che pure cantava nei suoi versi, giunse a parlare con i visitatori da una camera all'altra. Nessuno sapeva quanto scrivesse, celava centinaia di poesie in cassetti, racchiuse in pacchetti legati con umile spago, spesso scritte sul retro di buste da lettera, su fogli strappati e sui margini delle gazzette locali.
La feroce guerra civile (1861-1865) e l'assassinio di Lincoln, di cui il padre era un ardente seguace, non trovano eco nelle sue poesie metafisiche, splendenti, a volte oscure con cui rivoluzionò il ritmo della poetica di lingua inglese anche se era probabilmente la persona più libertaria di Amherst . Dalla sua prigionia Emily spalancò un mondo per noi posteri e scrisse, come recita l'incipit della sua lirica più famosa, " la mia lettera al mondo che non scrisse mai a me".