IN SCENA

FUORI SCENA

RECENSIONI

CONTATTI

DATE CONCERTI

ULTIMO AGGIORNAMENTO 24 maggio 2008 - CONCERTI AGGIORNATI AL 8/06/2008
Raffaella Benetti chiude il XIVo Festival Ferré a S. Benedetto D.T.

Domenica 8 giugno a S.Benedetto del Tronto, presso il rinnovato Teatro Concordia, si terrà la serata conclusiva della XIV edizione del Festival Ferré.

Raffaella Benetti, presenta il concerto-spettacolo “Femme Piano”, che ripercorre la vita della grande artista francese Barbara attraverso le sue canzoni, e il racconto di episodi tratti dalla sua autobiografia. La Benetti accompagnata dal suo trio (Giannantonio Mutto al pianoforte, Stefano Corsi al contrabbasso e Thomas Sinigaglia alla fisarmonica), ha con questo suo magico récital riscosso successo in tutta Italia e ha partecipato con favorevoli consensi di critica al Premio Tenco, restituendo a un pubblico meravigliato le gemme luminose del canzoniere di un’artista immensa, scippata agli italiani dall’insipienza mediatica che è al potere nel nostro paese.

 Barbara, scomparsa nel 1997, è stata una delle icone più intense del dopoguerra musicale francese. Affascinante, enigmatica, solitaria, fu la prima cantautrice in un’epoca in cui questo mestiere si declinava soprattutto al maschile. La sua carriera che appare sicuramente come una vocazione, è stata anche una vera lotta. Sola con il suo mitico pianoforte nero che è divenuto simbolo del suo agire in scena, Barbara ha iniziato a comporre agli inizi degli anni ’60, dopo essersi distinta come interprete d’elezione delle canzoni di Ferré, Brel e Brassens, arrivando a un costruire una figura d’artista di eccezionale rilievo nel campo della canzone di ogni tempo e paese.

Domenica 8 giugno verrà assegnata l'annuale Targa Ferré. La targa, istituita nel 2001, con la sua prima attribuzione a Jean Ferrat, nelle sue proprie mani, ha successivamente premiato Umberto Bindi, Serge Gainsbourg, Gino Paoli, Francesco Guccini, Dee Dee Bridgewater, Georges Brassens e Juliette Gréco. Quest'anno la targa, consegnata nelle mani della sua “ambasciatrice italiana” Raffaella Benetti, è dedicata alla memoria di Barbara.

 

In preparazione e con debutto nella stagione autunno/inverno 2008

EMILY

Spettacolo di danza, voce recitante, canto e percussioni

di e con Raffaella Benetti
Musiche dal vivo Tommaso Castiglioni
Regia Raffaella Benetti

 

MACBETH
un concerto teatrale

con Raffaella Benetti e Nevio Gàmbula
Musiche originali di Michele Sartori
Versione drammaturgica di Nevio Gàmbula

Luce e tenebra, estasi della solitudine e brama del contatto, felicità del vuoto e ricerca della pienezza, raggelato rigore puritano e il sotterraneo fremito della passionalità: di queste contraddizioni, di queste tensioni vive la poesia di Emily Dickinson, così come il partecipe, intenso ritratto teatrale che Raffaella Benetti ce ne offre in questo spettacolo.

Scavando luce in quella tenebra diurna con una lampada, come la figura di un dipinto seicentesco, Raffaella-Emily misura e delimita lo spazio alternando titubanza e fermezza; e vi traccia il recinto incantato della propria felice e disperata prigione, dove si rinchiude con il suo tavolino, scrittoio e barricata, posseduto quasi fisicamente come un nido sul quale appollaiarsi o un palcoscenico su cui danzare.

Nel luogo deputato alla creazione letteraria, non vengono tracciate solo lettere, ma anche i segni di una scrittura del corpo: che è qui destinato, più ancora della parola, ad esprimere il profondo dualismo di una vita e di un’arte.
Lo spettacolo traccia le linee suggestive di un sottotesto segreto, il disegno di qualcosa che ancora brucia dietro una scrittura che, pur attraversata da ombre e inquietudini, si è rarefatta in una purezza metafisica.

E ciò che brucia, nello scatenarsi di una danza quasi tribale come nella grazia misurata del gesto quotidiano, è la sensibilità di una grande anima. Perché, come ha scritto Marina Cvetaeva, “l’anima, che per l’uomo comune è il vertice della spiritualità, per l’uomo spirituale è quasi carne”.

 


   

Questa pièce è il risultato di un lavoro ambizioso di studio dell’integrazione tra parola e musica.
La sua tensione è rivolta a sperimentare la combinazione di segni sonori e di segni linguistici, a partire dall’incontro tra la voce, recitata e cantata, e l’esecuzione musicale. Uno studio semiotico sul campo; studiare, cioè, il modo in cui segni di natura diversa, in combinazione tra loro, acquistano un senso e vengono percepiti all’ascolto nei suoi valori extra-artistici.
Ora, gli ideatori di questa pièce inseguivano da tempo, ciascuno per conto proprio, quest ibridazione dialogica: dal loro incontro, dalle chiacchierate e dal rigoroso lavoro di prova è nata questa azione musicale, che è dunque una prima soluzione a problemi concreti che, da punti di vista diversi, si stavano ponendo. L’incontro, ovviamente, non è casuale.
Da una parte, c’è un attore, Nevio Gàmbula, che ha sempre mirato nella recitazione, alla “sostituzione della fascia fonica convenzionale della lingua con una fascia fonica ideale, cioè con un significante non convenzionale” (M. Pagnini), esaltando le possibilità espressive della vocalità; dall’altra c’è una cantante, Raffaella Benetti, che nella sua attività ha sempre perseguito ad esaltare la capacità della musica di evocare, anche al di là dell’immagine e dell’azione scenica.
L’incontro con il compositore Michele Sartori ha permesso di costruire questa opera per l’ascolto, con musiche completamente originali che svolgono un ruolo di particolare ambientazione emotiva grazie anche ad un organico originale e coinvolgente: 2 trombe, trombone, fisarmonica, chitarra elettrica e percussioni (bodran, vibrafono e altre perc. metalliche)
.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

stat